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Pannelli solari sulla Casa Bianca

Nel 1979, in piena crisi petrolifera, l’allora Presidente statunitense Jimmy Carter fece installare trentadue pannelli solari termici sulla Casa Bianca. Il 20 giugno 1979, Carter invitò i giornalisti sul tetto dell’edificio e lodò l’energia rinnovabile.

L’energia solare non inquinerà l’aria e l’acqua, e non si esaurirà. Nessuno può imporre un embargo sul sole o interrompere l’energia che ci consegna. Siamo però chiamati a lavorare insieme per trasformare la nostra visione e il nostro sogno in una realtà solare.

Jimmy Carter con i giornalisti davanti ai pannelli solari sul tetto della Casa Bianca.

Jimmy Carter mostra ai giornalisti i pannelli solari sul tetto della Casa Bianca. Fonte: Science Museum, Inghilterra.

L’auspicio del Presidente statunitense era che l’impianto producesse energia efficiente e affidabile fino al 2000. Era tuttavia consapevole che il cambiamento di mentalità avrebbe necessitato molta forza. Lo dimostra la seconda parte della sua dichiarazione dell’epoca:

Per la prossima generazione, il riscaldamento solare potrebbe essere una cosa curiosa, un pezzo da museo, un esempio di strada non intrapresa. Oppure potrebbe diventare parte di una delle più grandi avventure vissute dal popolo statunitense.

Ronald Reagan fece smantellare l’impianto in tutta descrizione già nel 1986. In un primo tempo, i pannelli vennero per lo meno installati sul tetto di un’università, ma in seguito finirono in un magazzino dove nel 2010 vennero trovati dagli artisti svizzeri Christina Hemauer e Roman Keller, che alla vicenda dedicarono il documentario “A Road not taken“.

Nel frattempo, alcuni di questi collettori sono esposti in vari musei, come il Science Museum in Inghilterra e il Science and Technology Museum in Cina.

Nel 2010, infine, Barack Obama rispolverò l’idea di Jimmy Carter. Non installò tuttavia pannelli solari termici, bensì un impianto fotovoltaico.

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